ORIGINI E STRUTTURA DELLA NARRAZIONE
di Eraldo Berti
Potrebbe sembrare strano che si affronti il tema della narrazione in una relazione d’aiuto come la terapia psicomotoria, che si incentra sulle azioni e privilegia il non verbale. Comunemente per «narrazione» si intende la rappresentazione, tramite le parole, i gesti e/o le immagini, di una sequenza ordinata, coerente e dotata di significato, di azioni, eventi, intenzioni e sentimenti umani.
La narrazione è un’attività umana universale. Da dove viene questa spinta insopprimibile alla fabulazione? Proponiamo l’ipotesi che le radici della narrazione e delle capacità narrative siano da rintracciare nelle azioni e specificamente nelle interazioni madre-bambino.
Ossia che la narrazione e l’azione abbiano la stessa struttura, e che la narrazione, o meglio la struttura narrativa, pre-esista alla sua espressione verbale, grafica o filmica.
Studiosi come Bruner sostengono che la struttura narrativa è insita nelle interazioni umane prima ancora di avere un’espressione linguistica.
Secondo questa posizione, noi organizziamo le nostre esperienze, a partire dalla stessa percezione, in forma narrativa: un tutto coerente, con un inizio e una conclusione, intenzioni, scopi, mutamenti che producono effetti. «Ciò che determina l’ordine di priorità in cui le forme grammaticali vengono assimilate dal bambino in tenera età è proprio la spinta a costruire una narrazione». Ossia, più che il pensiero logico-paradigmatico, utilizziamo quello che è stato definito il pensiero narrativo.
Esso «cerca di dare un’interpretazione ai fatti umani creando una storia basata sull’intenzionalità degli attori e sulla sensibilità al contesto.
La storia costruisce quindi un modello interpretativo delle azioni sociali umane».
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LA DIMENSIONE PARTECIPATA |
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GLI INCONTRI CON I GENITORI
ALL'INTERNO DEI PERCORSI PSICOMOTORI
EDUCATIVI E PREVENTIVI
Ormai da molti anni ed in diverse realtà gli psicomotricisti propongono nei loro progetti tempi precisi per la programmazione, per la documentazione, per gli incontri con gli insegnanti, ma anche incontri di gruppo ed individuali con i genitori.
Questo risultato, in tempi di ristrettezze economiche, è un chiaro riconoscimento della qualità e della centralità del lavoro sul contesto che quelle ore intendono garantire.
La proposta attualmente maggioritaria è quella di definire gli incontri con gli insegnanti e con le famiglie come parte qualificante dei progetti che presentiamo nelle scuole e del nostro modo di lavorare in ambito privato.
Adottare questa modalità significa mettersi nella condizione di incanalare i rapporti con le famiglie in una struttura di intervento definita in piena collaborazione con la scuola, sia dal punto di vista teorico che metodologico.
Nel momento attuale, chi come noi lavora a contatto con le famiglie, sa quale bisogno ci sia di trovare uno spazio in cui vengano accolte paure e preoccupazioni, spesso confinate nelle mura di casa. Quando i genitori si accorgono di avere a che fare con operatori in grado di comprendere i loro figli, da un punto di vista umano profondo, a volte richiedono anche spontaneamente un incontro.
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I BAMBINI DI OGGI SONO PIU' FRAGILI?
Il tema non è certo nuovo. La constatazione è uscita frequentemente, negli ultimi decenni, dalle bocche di educatrici, insegnanti, operatori, terapisti, esperti e semplici cittadini che hanno l’abitudine di guardarsi attorno: i bambini di oggi sono più fragili?

Nella redazione della Rivista Psicomotricità abbiamo aperto un dibattito, ci siamo posti alcune domande e, per allargare gli orizzonti, abbiamo rivolto le stesse ad alcune persone esperte che da diversi anni si occupano della crescita dei bambini e delle loro famiglie:
il dott. Chicco Aliprandi, insegnante e psicomotricista;
la dr.ssa Luciana Favaro, pediatra di base
la dr.ssa Barbara Zapparoli, pediatra e neonatologa.
In primis rileviamo che sempre più frequentemente, dalle scuole dell’infanzia e dai nidi, arrivano segnalazioni di disequilibri delle funzioni vitali (il ritmo sonno/veglia, l’alimentazione, il controllo sfinterico), di disturbi di regolazione, di attaccamento, di adattamento, dell’autonomia, interpretabili in modo inequivocabile come segnali di malessere espresso sempre più precocemente.
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tratto dalla rivista "Salute più" |
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RICETTE VELOCI ED EFFICACI?
SIA CHIARO, NON ESISTONO
di Marina Massenz
Marina Massenz, direttrice della rivista “Psicomotricità” dell’A.N.U.P.I. (Associazione nazionale unitaria Psicomotricisti e Terapisti della Neuro e Psicomotricisti dell’età evolutiva), è un' esperta della materia, che studia e sviluppa fin dagli anni Ottanta.
Intuiamo, dottoressa, che la Psicomotricità si rivolga alla famiglia in genere, non solo ai figli.
“Certamente. Noi partiamo dall'assunto che ogni bambino cerca di fare sempre quello che si sente in grado di fare. In questo modo le difficoltà - gli ostacoli di prima - vengono aggirati, e non scavalcati. Il genitore, purtroppo, tende spesso a sottovalutare alcuni comportamenti. Per la serie: “Crescendo migliorerà“. Niente di più sbagliato.”
Eppure assistiamo, di questi tempi, a genitori asfissianti, terrorizzati dalla casualità della vita…

“Tutto vero, soltanto che questa preoccupazione raramente si tramuta in percorsi d’aiuto non medicalizzati, come ad esempio la psicomotricità educativa/preventiva. Si tende a risolvere i problemi tra le mura domestiche oppure, al contrario, a rivolgersi da subito alle strutture ospedaliere o sanitarie territoriali.”
Ci chiarisce gli ambiti di intervento della sua disciplina?
“Innanzitutto lavoriamo con i bambini fino al termine dell’età evolutiva, intendendo con ciò fino all’età pre-adolescenziale; dopo di che l’intervento con le nostre dinamiche terapeutiche, basate sul gioco, il corpo, l’azione, risultano inadeguate o insufficienti. Ci occupiamo di problematiche comportamentali (come l'aggressività, la difficoltà d’adattamento, l’intolleranza alla frustrazione…), relazionali (l'eccessiva timidezza, la troppa loquacità, le difficoltà d’individuazione/separazione dalla figura materna…), di Disturbi Specifici dello Sviluppo (disprassia, disgrafia, ritardo psicomotorio, maldestrezza….), del Disturbo da Deficit d’Attenzione/Iperattività, di Ritardo Mentale, fino ai Disturbi dello Spettro Autistico”.
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