| Il progetto personalizzato |
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L’OMS raccomanda di integrare l’utilizzo dell’ICD, (International Classification of Diseases) con l’ICF (International Classification of Functioning, Disability and Health), “in quanto sempre più frequentemente, un evento morboso, una malattia o un trauma non si esauriscono nel ciclo danno-terapia-guarigione o morte, ma portano ad una menomazione o ad una disabilità (...). Queste conseguenze rappresentano il campo proprio di intervento della riabilitazione.” L’ICF, viene indicato come uno strumento per la progettazione e l’identificazione di bisogni educativi; come strumento clinico nell’assessment dei bisogni, nella scelta dei trattamenti, nell’assessment di orientamento; come strumento di politica sociale per la progettazione e la realizzazione di piani d'intervento e servizi; come strumento di raccolta e registrazione di dati. Esso, infatti, consente di rilevare, descrivere e classificare il funzionamento di una persona in associazione ad una condizione di salute, tenendo conto anche dei fattori contestuali ed ambientali. Riteniamo utile segnalare ed includere in questa sezione quegli articoli che possono facilitarci nel compito di comprendere l’approccio bio-psico-sociale, che permea l’ICF.
IL PROGETTO PERSONALIZZATOPER IL BAMBINO CON DISABILITA’ALLA LUCE DELLA CLASSIFICAZIONEICF E ICF-CY
Introduzione Per affrontare le questioni riguardanti la progettazione di un piano di presa in carico personalizzato per il bambino con disabilità, è necessario fare alcune premesse concettuali utili per l’inquadramento teorico e metodologico. L’intervento socio-assistenziale sul bambino con disabilità presuppone due ordini di riflessioni: l’una connessa alla semantica, l’altra di ordine metodologico. La questione semantica riguarda la definizione stessa di disabilità e rappresenta l’aspetto essenziale da cui partire per procedere poi alla progettazione: se non è chiaro chi debbano essere i destinatari dell’intervento di presa in carico non è possibile centrare l’intervento sui bisogni del bambino con disabilità. «Se non sono in grado di definire COSA sia la disabilità, come riesco a definire CHI sono le persone con disabilità?» (Leonardi et al, 2006). La questione metodologica per altro verso riguarda il modello operativo che guida la progettazione e il modello di approccio alla persona come portatore di determinati bisogni. La Classificazione Internazionale del Funzionamento, della Disabilità, della Salute, pubblicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) nel 2001 nella versione per adulti (ICF) e nel 2007 nella versione per bambini e adolescenti (ICF-CY), risponde con rigore scientifico ad entrambe le questioni precedentemente poste riguardo il significato del termine “disabilità” e all’approccio metodologico fondamento del progetto personalizzato- PP - per il bambino con disabilità. L’OMS, attraverso la pubblicazione di ICF, promuove e diffonde la seguente definizione di disabilità: “la disabilità è definita come la conseguenza o il risultato di una complessa relazione tra la condizione di salute di un individuo e i fattori personali, e i fattori ambientali che rappresentano le circostanze in cui vive l’individuo” (OMS, 2001). Tale definizione rappresenta una novità in ambito internazionale proprio perché chiarisce che la disabilità non è definita solo dalla diagnosi, ma dall’interazione di una condizione di salute CON fattori contestuali che, a seconda della presenza di aspetti facilitanti o ostacolanti, possono determinare un livello di disabilità molto diverso. Questo modello interattivo tra condizione di salute ed ambiente è il cosiddetto modello biopsicosociale della disabilità. Per arrivare a questo modello l’OMS con ICF propone una serie di principi fondamentali che, connessi con il concetto di disabilità, ne caratterizzano il modello teorico e concettuale e sono stati la base delle revisioni che ad esso hanno portato a partire dalla classificazione ICIDH (International Classification of Impairment, Disability and Handicap) del 1980. 1) Universalità: al pari del funzionamento umano, la disabilità deve essere vista come un aspetto universale dell’umanità, non quindi come la definizione di caratteristiche di gruppi minoritari; 2) Ambiente: considerate le intuizioni del modello sociale, i fattori ambientali devono essere inclusi come componenti dello schema della classificazione poiché determinanti fondamentali della disabilità; 3) Linguaggio Neutrale: la nuova classificazione ICF è principalmente una classificazione positiva dei livelli di funzionamento umano, non una classificazione esclusiva dei problemi di funzionamento; 4) Parità: la classificazione non fa differenza fra componente fisica e mentale, ma semplicemente classifica tutte le funzioni umane. Ciò implica che la classificazione è eziologicamente neutrale: tutti i livelli della disabilità sono definiti operativamente senza riferimenti a cosa possa causare il problema; 5) Modello Biopsicosociale: si tratta del più importante principio della revisione coinvolto nel modello sottostante di disabilità; si è posta infatti maggiore enfasi sull’analisi del contesto personale, sociale e fisico (Leonardi, 2005). Il modello Biopsicosociale, rappresenta uno dei più importanti principi di ICF proprio perchè consente di cogliere la fenomenologia umana nella sua interezza. Esso, infatti, pone sullo stesso piano sia gli aspetti riguardanti la salute della persona, coerentemente con un modello medico, che gli aspetti di partecipazione sociale, coerentemente con un modello cosidetto sociale cioè più orientato sugli aspetti sociali, ponendo tutto in relazione con i fattori ambientali. Nello sviluppo del modello concettuale e operativo di ICF un passo importante è stata la pubblicazione dell’adattamento di ICF per bambini e adolescenti ICF-CY nel 2007. Questo nuovo strumento, frutto di un intenso lavoro di adattamento svolto in 18 Paesi del mondo a partire da ICF, rappresenta un framework concettuale d’importanza straordinaria perchè centra l’interesse sulla persona, sui bisogni reali, coerentemente con i principi delle Convenzioni Internazionali per la tutela dei diritti dei bambini (1989) e delle persone con disabilità (1996, 2007), permettendo, allo stesso tempo, di porre il clinico nelle condizioni di compiere una raccolta anamnestica puntuale e di attuare una progettazione realmente personalizzata. Il corpo, la persona, l’ambiente di vita sono i tre presupposti attorno ai quali si centra l’osservazione dello specialista. L’utilizzo di ICF, ancor di più nella versione CY, permette di lavorare con e per la persona in un ottica biopsicosociale, che tenga conto della dignità stessa della persona. In particolar modo ICF-CY enfatizza l’importanza del fatto che le prime due decadi di vita sono caratterizzate da una rapida crescita e da cambiamenti fisici, psicologici e sociali significativi. Le manifestazioni del funzionamento, della disabilità e delle condizioni di salute nella fanciullezza e nell’adolescenza sono differenti per natura, intensità e impatto rispetto a quanto accade per gli adulti. Il funzionamento del bambino, di ogni bambino ma ancor più del bambino con disabilità, non può essere pensato isolatamente, ma piuttosto sempre e soltanto nel contesto di vita familiare all’interno del quale esso si esplica. Questa rappresenta un’importante considerazione rispetto all’osservazione sulle performance, sulle abilità e sulla partecipazione alle situazioni di vita. L’influenza delle interazioni familiari sulle performance e il funzionamento del bambino è molto importante per lo sviluppo anche delle successive fasi dello sviluppo adulto (OMS, ICF-CY, 2007). L’ICF-CY pertanto offre un linguaggio comune e universale per descrivere e misurare la salute e la disabilità nei bambini e negli adolescenti. Il suo sistema di codifica facilita il lavoro dei clinici, degli educatori, degli insegnanti, dei genitori e di tutti quelli coinvolti nell’individuazione dei bisogni di salute e educazione nei bambini in fase di sviluppo (OMS, ICF-CY, 2007). Il progetto personalizzato per il bambino con disabilità alla luce di ICF e ICF-CY Gli autori ritengono, tra l’altro, che la definizione semantica di diagnosi funzionale sia scorretta e meglio sarebbe chiamare diagnosi ciò che viene ben classificato dall’ICD - 10 (International Statistical Classification of Diseases and Related Health Problems, 10th Revision) e profilo funzionale ciò che viene definito con ICF e ICF CY. E’ importante porre l’attenzione sul fatto che mediante l’utilizzo delle Classificazioni ICF è possibile sostituire il concetto di “diagnosi funzionale”, troppo restrittivo e inappropriato a cogliere i bisogni oggettivi del bambino, con l’uso del profilo di funzionamento ottenuto con ICF e di una diagnosi mediante i codici diagnostici ICD-10. L’utilizzo della Classificazione ICF-CY nella progettazione personalizzata operativamente presenta diversi aspetti importanti: Conclusioni L’uso di ICF-CY per il progetto personalizzato per il bambino con disabilità rappresenta - una risorsa per l’equipe multidisciplinare, per gli operatori socio-sanitari, gli insegnanti e per il sistema familiare diventando un linguaggio comune e permettendo di condividere lo stesso framework concettuale;
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