LE LINEE GUIDA

 

hanno come scopo prevalente quello di fornire indirizzi per l’organizzazione della rete dei servizi. Esse forniscono ai professionisti la cornice istituzionale ed individuano processi e procedure relativi alla prassi terapeutica.

Apriamo questo spazio con la presentazione delle Linee Guida Nazionali per le attività di riabilitazione del 1998, esse attualmente sono sottoposte a revisione, per la quale è stata attivata una commissione di esperti.

Ci sembra utile confrontarci con questo documento, appropriarci del lessico in esso contenuto, anche allo scopo di sviluppare un pensiero “critico”.

 

MINISTERO DELLA SANITA'

LINEE GUIDA

PER LE ATTIVITA' DI RIABILITAZIONE

 

 

(G.U. Serie Generale n. 124 del 30 maggio 1998) PROVVEDIMENTO 7 maggio 1998

 
Obiettivo delle presenti linee-guida è fornire indirizzi per la organizzazione della rete dei servizi di riabilitazione e criteri generali per gli interventi di assistenza riabilitativa attivabili all’interno dei livelli uniformi di assistenza previsti dal Piano sanitario nazionale (PSN), adottando quale riferimento un modello di percorso integrato socio-sanitario, ferma restando l’autonomia delle regioni e delle province autonome nell’adottare le soluzioni organizzative più idonee in relazione alle esigenze della propria programmazione.

Tale percorso integrato socio-sanitario implica l’intima connessione dei programmi di intervento sanitario, finalizzati a sviluppare tutte le risorse potenziali dell’individuo, con gli interventi sociali orientati a sviluppare e rendere disponibili le risorse e le potenzialità ambientali, amplifica e rinforza l’intervento riabilitativo, consentendo l’inserimento o il reinserimento del disabile nei diversi cicli della vita sociale e il miglioramento della sua qualità di vita e della sopravvivenza.

In tale contesto vanno collocate anche le risposte per la “tutela a vita” di soggetti completamente non autosufficienti o a responsività minimale. Tali tipologie di disabilità e handicap pongono problematiche nuove e sono in progressivo aumento come emerge dai più recenti dati epidemiologici relativi alle gravi disabilità quali quelle derivanti dagli esiti di gravi danni cerebrali come i traumi cranioencefalici, gli stati di coma, le malformazioni vascolari, le lesioni midollari cervicali complete, la cardiopatia ischemica, lo scompenso cardiaco, l’insufficienza respiratoria, eccetera.

 
L’intervento riabilitativo viene finalizzato verso quattro obiettivi:
− Il recupero di una competenza funzionale che, per ragioni patologiche, è andata perduta;
− L’evocazione di una competenza che non è comparsa nel corso dello sviluppo;
− La necessità di porre una barriera alla regressione funzionale cercando di modificare la storia naturale delle malattie cronico-degenerative riducendone i fattori di rischio e dominandone la progressione;
− La possibilità di reperire formule facilitanti alternative.
L’intervento riabilitativo ha inizio al momento stesso in cui il danno si instaura. Il termine è definito da un accurato bilancio tra la stabilizzazione degli esiti e la presenza di potenzialità di recupero.

Il primo stadio della riabilitazione in senso cronologico ha luogo al momento stesso di cui si verifica la menomazione e, pertanto, o in fase acuta di malattia o all’accertamento di una patologia congenita o cronica.

Il secondo stadio della riabilitazione prende avvio in funzione delle disabilità che residuano non appena superata la fase acuta di malattia; concerne la fase post-acuta e riguarda sia le strutture ospedaliere sia quelle extraospedaliere di riabilitazione, indipendentemente dal loro stato giuridico (pubblico o privato).
Il terzo stadio richiede interventi sanitari meno sistematici (in quanto afferenti a una condizione di handicap stabilizzato) e pertanto praticabili anche in termini di trattamento ambulatoriale, finalizzati al mantenimento delle autonomie funzionali conseguite dal soggetto e alla prevenzione delle possibili ulteriori involuzioni.


I suddetti criteri valgono, in linea generale, per ogni età e per ogni patologie invalidante o potenzialmente tale. L’età evolutiva e l’età senile nonché la patologia di ordine psichico richiedono considerazioni specifiche.

Nella elaborazione delle presenti linee-guida si conviene di attenersi alle raccomandazioni dell’OMS, fatte proprie dal Consiglio d’Europa, di considerare insufficienti in riabilitazione i riferimenti all’ICD (International Classification of Diseases) e quindi di integrarli con la classificazione delle conseguenze delle malattie, così come contenute nella ICIDH (International Classification of Impairment, Disabilities and Handicap) dell’OMS, nella versione corrente.

Infatti, sempre più frequentemente, un evento morboso, una malattia o un trauma non si esauriscono nel ciclo danno-terapia-guarigione o morte, ma portano a una menomazione o a una disabilità che rischia di trasformarsi in svantaggio esistenziale permanente o handicap. Queste conseguenze rappresentano il campo proprio di intervento della riabilitazione.


Le presenti linee-guida, pur non affrontando in termini specifici il settore della riabilitazione psichiatrica, costituiscono, tuttavia, un utile punto di riferimento per lo sviluppo di un approccio riabilitativo nel campo della salute mentale, rinviandone la trattazione a un apposito e successivo documento.

 

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