“Di fronte ad un bambino che si esprime attraverso la parola e il corpo, che gioca, simbolizza con gli oggetti, produce delle performances spaziali, corporee (…) la formazione psicomotoria passa attraverso l’acquisizione della capacità personale di comprendere e interagire profondamente con queste produzioni …”
Mauro Zaccaria, in ‘Pratica Psicomotoria’, n° 2, CPV, Treviso 1985
E' negli anni 70 che cominciarono a svilupparsi in Italia le prime formazioni in psicomotricità, che a partire dal 1985 e sotto il patrocinio morale del Prof. Bollea, diedero vita ad un coordinamento delle scuole triennali di psicomotricità, rispondenti a criteri condivisi e al principio di un reciproco riconoscimento, pur conservando le proprie concezioni psicomotorie e specificità formative.
L’obiettivo comune era la possibilità di definire un profilo dello Psicomotricista e conseguire il riconoscimento della relativa figura professionale.
Il principale punto di omogeneità tra le scuole di psicomotricità stava nella strutturazione, all’interno dei percorso formativi di tre aree integrate: la formazione teorica, la formazione pratica e la formazione personale. Restavano modulazioni più o meno forti tra linea funzionale e linea relazionale della concezione psicomotoria e un diverso investimento sul tema educativo.
Un accento particolare veniva dato da più scuole alla formazione personale corporea che muoveva le sue strategie di cambiamento attorno al binomio tono-emozione, attraverso la sperimentazione di un piacere condiviso, l’attivazione dell’apertura empatica all’altro. Nell’ambito della formazione pratica viene ampiamente studiato il tema dell’osservazione dell’interazione psicomotoria, e strumenti via via più raffinati vengono messi a punto per validarne l’efficacia.
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