INTERVISTA AI SOCI
DELLA SEZIONE ANUPI EMILIA ROMAGNA E MARCHE
Questo è un articolo del 2006, che mettiamo a testimonianza di una fase di sviluppo della Sezione Interregionale Emilia Romagna e Marche.
Appena ci sarà possibile e sicuramente favoriti dall'organizzazione del sito, faremo una nuova indagine sui soci dell'Emilia Romagna, per osservare l'evoluzione della nostra situazione professionale nell'arco del tempo.
Nell'allegato a fondo pagina potete trovare l'articolo originale, completo dei grafici esplicativi realizzati da Daniele Ventura, sociologo coinvolto nella fase di laborazione dei dati.
Evoluzione di un ruolo professionale
La ricerca intende analizzare la situazione della Sezione Interregionale ANUPI Emilia Romagna e Marche e l’evoluzione professionale dei suoi soci, attraverso l’esame delle interviste fatte dai colleghi del Direttivo interregionale. Le domande vanno ad analizzare non solo la posizione lavorativa dei soci e il loro ambito di intervento, ma anche il rapporto degli psicomotricisti con l’Associazione, quindi il livello di soddisfazione rispetto al lavoro politico svolto, sia a livello regionale che nazionale.
Questa esperienza, oltre alla possibilità di ristabilire un contatto diretto con quasi tutti i soci del territorio, ci ha fornito anche l’occasione di comprendere quali fossero non solo le esigenze, ma anche i potenziali disponibili, per il miglioramento di un quadro professionale ancora molto giovane, ma in progressiva e continua definizione.
Si è cercato infatti di raccogliere le proposte per un miglioramento dell’azione comune, cercando di uscire da una passività che può condizionare negativamente la nostra associazione, non sapendo valorizzare i potenziali disponibili. Chiaramente non possiamo in questo articolo analizzate tutte le tematiche che abbiamo affrontato nel questionario, ma ne affrontiamo solo alcune, quelle relative all’evoluzione del ruolo professionale.
La tenuta della Sezione Regionale
Dall’analisi del flusso delle iscrizioni emerge una tenuta della Sezione interregionale, che dopo la ricostituzione avvenuta nel 1998 si è gradualmente stabilizzata, consolidando il rapporto con un gruppo piuttosto ampio e costante di soci.
Siamo riusciti a superare la crisi conseguente alla mancata realizzazione di alcuni dei dei percorsi universitari al nord, che ha visto diversi soci prendere seccamente distanza, perché sfiduciati rispetto alla possibilità di un riconoscimento istituzionale più stabile. E’ stato necessario in questa fase ribadire la differenza di competenze e responsabilità tra la nostra associazione e le Facoltà universitarie, caratterizzate da proprie finalità e propri percorsi specifici, non necessariamente coincidenti con i nostri.
Allo stesso tempo è stato importante continuare a lavorare su altri fronti, affermando il valore di una professione che non può restare costantemente dipendente da quanto viene definito in altre sedi, ma deve trovare una propria autonomia di definizione ed affermazione di campo.
Lavorare rispetto al tema della progettazione in ambito socio-educativo, in una regione molto impegnata in tal senso, è stata sicuramente una risposta per affermare una ricchezza professionale che sta trovando riconoscimenti e buone alleanze professionali.
L’anzianità di servizio e di presenza in Associazione
Rispetto all’anzianità di lavoro dei soci, si nota un equilibrio tra i diversi gruppi, con un nucleo forte di soci “anziani”, ma anche un buon numero di colleghi che hanno maturato almeno 10/15 anni di lavoro. Allo stesso tempo si nota un dato particolarmente evidente: l’aumento dei giovani, derivato da una progressiva diffusione della nostra pratica, ma anche dall’apertura di nuove scuole all’interno del territorio.
Come anzianità rispetto alla presenza in Associazione si nota una predominanza dei nuovi, il 26 %, (che quasi corrispondono al numero di soci che, nel grafico precedente, ancora non lavorano) seguiti dai senior che sono il 21 % (6-9 anni di vita associativa), quindi dai soci anziani che sono 15 ed infine dai giovani soci (3-6 anni) che sono 14.
La considerazione di questo elemento richiede sicuramente un maggiore impegno formativo per il futuro, ma anche un lavoro di amalgama delle esperienze maturate fino ad ora, all’interno della dimensione associativa (gruppi di lavoro e confronto, messa in rete di esperienze, attivazione di supervisioni …). Per fortuna il fiorire di nuove scuole sul territorio favorisce l’ampliamento del numero degli Psicomotricisti, ma anche la possibilità di formazione continua per i soci già formati. Allo stesso tempo può fornire una possibilità di specializzazione per coloro che si stanno formando all’interno dei corsi di laurea per Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva (attualmente una trentina di persone)
La tipologia dei percorsi di formazione
Rispetto ai percorsi formativi è da evidenziare che negli ultimi anni è rimasta per molto tempo sul nostro territorio un’unica scuola di psicomotricità. Molti colleghi vi si sono formati, altri si sono spostati in altre città: Padova, Milano, Mestre, Verona, Firenze, arricchendosi con diversi approcci teorico-metodologici. L’apertura progressiva di nuove scuole sul nostro territorio sta portando ora ad un aumento del numero di psicomotricisti, anche come specializzazione di ruoli professionali già consolidati, in buona parte insegnanti, educatori, psicologi. Parte di loro è iscritta in altre Associazioni, come FISCOP, altri non sono associati, non vedendo una definizione chiara del proprio futuro professionale
Osservando in specifico la tipologia dei percorsi formativi, si nota un elevamento del livello culturale dei soci, di cui un buon numero già possiede una laurea o sta studiando all’interno di corsi universitari (1/4). Questo dato, oltre ad essere in linea con le ultime indicazioni della normativa europea, che prevede un elevamento del percorso di studi dei nuovi quadri professionali, fa ben pensare rispetto alla capacità di elaborazione e sviluppo del pensiero psicomotorio, che potrà consolidarsi ulteriormente, anche attraverso un maggior approfondimento teorico, ed un confronto con le altre discipline. Psicologia, pedagogia, scienze della formazione sono le lauree dominanti tra gli psicomotricisti, mentre i laureati nei corsi per Terapisti della Neuro e Psicomotricità dell’Età Evolutiva sono ancora pochissimi, vista l’assenza del corso di Laurea all’interno delle nostre regioni ed il ritardo dei percorsi di conversione del titolo nelle facoltà di Medicina del nord Italia.
Va considerato inoltre che l’Emilia Romagna, differentemente dalla regione Marche e dalle altre regioni italiane, è in ritardo rispetto all’applicazione della Legge 251, avendo sino ad ora ritenuto che la riabilitazione neuro e psicomotoria possa essere svolta dai fisioterapisti.
Non vogliamo in questa sede approfondire la questione, ma ci sembra importante sottolineare come questa scelta non risponda al diritto di cura di un’ampia gamma di patologie, le quali necessitano un approccio psicomotorio precoce specifico, come i disturbi generalizzati dello sviluppo, le sindromi genetiche, i disturbi della regolazione, l’ADHD.
Riteniamo che l’apertura del Corso di Laurea per Terapisti della NPEE anche in Emilia Romagna potrebbe dare una nuova spinta a questo settore professionale e di ricerca, valorizzando quanto nel corso di questi ultimi trent’anni si è sviluppato attraverso il lavoro diretto di professionisti che spesso hanno operato sino ad ora con un carico di lavoro impensabile, in quanto poco numerosi, senza possibilità di sostituzione e senza riconoscimento di specifici spazi di affermazione professionale e culturale .
Ambiti di intervento
Dal nostro questionario emerge che i due campi di intervento, quello educativo/preventivo e quello terapeutico/riabilitativo vedono un impegno di soci molto simile, con una maggiore incidenza del settore riabilitativo/terapeutico.
Il settore educativo si è espanso negli ultimi anni e vi sono diversi soci che vi lavorano a tempo pieno o che operano in entrambi i campi, acquisendo un ruolo che assume un valore non solo promozionale ma anche preventivo, data l’esperienza sui due fronti, quello della “normalità” e quello della “patologia”.
Osservando la tipologia dei servizi per i quali gli psicomotricisti lavorano, si nota una distribuzione all’interno di diversi contesti, ma soprattutto un ampliamento dell’intervento psicomotorio, che negli anni precedenti veniva vissuto in molti casi a tempo parziale, ma che si è andato consolidando all’interno di associazioni, centri privati e cooperative.
La distribuzione territoriale dei soci
Si nota il forte ampliamento di iscritti nella realtà bolognese, dovuta non solo alla presenza a Bologna della prima Scuola di psicomotricità presente in Regione, ma anche alla creazione di una nuova rete di collaborazioni ed una progettazione psicomotoria piuttosto diffusa. Tra le altre province significative abbiamo Parma con un buon numero di soci, poi Piacenza, Reggio, Forlì-Cesena e Modena. Si sta gradualmente consolidando la realtà romagnola.
per l'aggiornamento dei dati
sarà inserito prossimamente nel sito un questionario rivolto a tutti i soci
|