LO SVILUPPO DELLA PSICOMOTRICITA'
NELLA REALTA' ITALIANA
Nella seconda metà degli anni settanta la psicomotricità si è inserita nella scuola attraverso proposte didattiche principalmente individualizzate, a supporto dello sviluppo dei bambini con disabilità, con l’intento di potenziare i processi abilitativi e cognitivi dei bambini con deficit psichico ed organico, partendo innanzitutto dal rafforzamento delle abilità motorie di base. Questa proposta intendeva valorizzare non solo il consolidamento delle abilità personali, ma anche la dimensione creativa all’interno della relazione tra insegnanti e bambini ed all’interno dei gruppi o delle classi che venivano coinvolti nell’esperienza psicomotoria.
Le aule di sostegno che vennero arricchite dall’apporto della proposta psicomotoria non solo contenevano oggetti maggiormente coinvolgenti, ma cominciavano a valorizzare una delle dimensioni maggiormente amate dai bambini in ogni età, quella del gioco, sia spontaneo che finalizzato.
Le realtà laboratoriali, così definite perché valorizzavano gli aspetti più concreti e creativi dei processi di apprendimento, divennero gradualmente una risorsa importante per la scuola italiana, non solo per i bambini con deficit, ma anche per le classi e gli insegnanti che mettevano in gioco le proprie abilità attraverso l’uso di diversi linguaggi espressivi.
La psicomotricità ha vissuto in questi trent’anni una graduale trasformazione all’interno dell’ ambito scolastico, proponendosi non più come dimensione unicamente riabilitativa, rivolta ai bambini con handicap, ma anche come esperienza educativa originale, in cui i bambini potessero vivere la dimensione ludica, potenziando le proprie abilità motorie, sociali, comunicative.
Ai bambini delle classi della scuola dell’infanzia e del primo ciclo elementare, dove la psicomotricità si era gradualmente inserita, veniva offerta l’opportunità di sperimentarsi all’interno di percorsi psicomotori caratterizzati dall’esperienza libera e diretta con i materiali (cerchi, palloni, stoffe, corde …) e da un preciso lavoro di percezione e regolazione delle abilità corporee, attraverso il confronto con lo spazio, il tempo, gli oggetti, i compagni.
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